lunedì 26 gennaio 2026

Dinamica etica e fisica della passeggiata con Setter Inglesi.

 Guinzagli lunghi e l’impossibilità di arrivare

Autori: Maria Clara Bottoni
Affiliazione: Istituto di Studi Avanzati sulla Passeggiata Impossibile


Abstract

La passeggiata con un cane da caccia, e in particolare con il setter inglese, viene comunemente descritta come attività ricreativa a basso impatto, utile al benessere psicofisico sia del cane sia dell’umano. Questo lavoro dimostra il contrario.

Viene proposto un modello semi-formale, strutturalmente rigoroso, che descrive la passeggiata come un sistema dinamico instabile, nel quale interagiscono forze fisiche reali, impulsi biologici incontrollabili e variabili etiche non risolvibili. Il sistema è caratterizzato da discontinuità, accelerazioni improvvise, stati di stasi prolungata e da un costante conflitto percettivo tra cane e umano.

Il modello include fattori sistematicamente ignorati dalla letteratura classica: la presenza (o assenza) di pennuti reali o presunti, l’annusamento a vuoto, l’andatura a zig-zag esplorativo, la baldanza olfattiva tipica dei cani da caccia, il fattore fretta dell’umano, l’indecisione morale cronica (“lo lascio andare?”) e soprattutto la lunghezza del guinzaglio, trattata non come dispositivo di sicurezza ma come vero e proprio amplificatore di rischio biomeccanico.

Attraverso un esempio concreto (percorso di 500 metri, 26 piccioni incontrati, due soggetti reali — Tito e Brina — con peso, temperamento e testardaggine differenti), viene mostrato come una passeggiata teoricamente breve possa estendersi a durate incompatibili con la vita civile, oppure degenerare in eventi ortopedici acuti a carico dell’umano.

Il modello mette in evidenza un paradosso centrale: gli stessi cani che all’esterno generano strattoni, accelerazioni e dilemmi morali, in ambiente domestico si comportano come tappeti pelosi ad alta densità affettiva, specializzati nell’occupazione di letti e divani.

 Foto 1. Setter indoor, nella caratteristica posizione da occupazione del divano

Il lavoro non intende risolvere il problema, ma descriverlo con onestà matematica ed etologica, e una certa dose di rassegnazione filosofica.

Nota metodologica: i piccioni potrebbero non esserci mai stati. Il cane lo sa. L’umano sospetta.


1. Introduzione: perché non è solo una passeggiata

Chi conduce un setter inglese non sta semplicemente portando fuori un cane: sta amministrando una possibilità, e in alcuni casi un rischio. 

La passeggiata non è un’azione lineare, ma una sequenza di decisioni microscopiche, spesso non verbalizzate, che si accumulano fino a produrre effetti macroscopici.

Il cane potrebbe partire. Potrebbe fermarsi. Potrebbe puntare. Potrebbe decidere che qualcosa di invisibile, impercettibile all’umano ma evidentemente fondamentale per lui, meriti trenta minuti di immobilità assoluta. Ogni passo contiene una domanda non formulata ma costante: lo lascio andare?

Questa domanda non riguarda solo la gestione del cane, ma il rapporto stesso tra controllo e libertà. La passeggiata diventa così un esperimento etico reiterato, in cui l’umano tenta di imporre una traiettoria a un soggetto biologicamente progettato per esplorarne infinite altre.


2. Il soggetto dello studio: il setter inglese

Il setter inglese rappresenta un caso limite nella dinamica uomo–cane. È un cane da caccia selezionato per la ricerca autonoma, la velocità, l’accelerazione improvvisa e la capacità di coprire grandi distanze in modo indipendente.

Dal punto di vista fisico, è potente e resistente. Dal punto di vista comportamentale, è dotato di un forte senso di iniziativa. Dal punto di vista etologico, possiede un olfatto estremamente sviluppato che lo porta a reagire a stimoli non percepibili dall’umano.

Il sistema dinamico risultante oscilla costantemente tra due stati incompatibili con la camminata umana ordinaria:

  1. Scatto violento e improvviso, spesso innescato da un pennuto reale, presunto o storicamente transitato.

  2. Stasi assoluta e non negoziabile, tipica della puntata, durante la quale il tempo umano perde significato.

Questa oscillazione rende la passeggiata un processo intrinsecamente instabile.


3. Variabili fondamentali del modello

Per descrivere in modo coerente la passeggiata con un cane da caccia, è necessario introdurre un insieme di variabili che tengano conto sia degli aspetti fisici sia di quelli comportamentali ed etici. Il modello non pretende di essere esaustivo, ma sufficientemente ricco da spiegare perché la passeggiata non sia mai un processo lineare.

Le variabili principali sono le seguenti:

  • v – velocità media reale della passeggiata. È definita “reale” perché differisce sistematicamente dalla velocità percepita o desiderata dall’umano. In molti casi tende asintoticamente a zero.

  • k – costante di contesto, che incorpora fattori quali età dell’umano, livello di stanchezza, pazienza residua, fiducia nel cane e condizioni psicologiche pregresse.

  • F – forza trainante del cane, espressa in unità arbitrarie ma intuitive (per esempio “cavalli veri in corsa”), che rappresenta la capacità del cane di imprimere accelerazioni improvvise.

  • p – numero di pennuti incontrati lungo il percorso. Il termine “incontrati” include anche pennuti presunti, immaginari o transitati in precedenza.

  • a – coefficiente di annusa-nulla, che misura il tempo e l’energia spesi dal cane nell’analisi di stimoli olfattivi che non producono alcun risultato visibile.

  • uf – fattore fretta dell’umano, che aumenta quando l’umano ha impegni, freddo, fame, propri bisogni fisiologici, o un’idea errata della durata prevista della passeggiata.

  • b – coefficiente di baldanza olfattiva, tipico dei cani da caccia con olfatto particolarmente sviluppato, che li spinge ad accelerare pur in assenza di stimoli certi.

  • g – lunghezza del guinzaglio, misurata in metri. Questa variabile assume un ruolo centrale nel modello.

  • w – peso del cane, espresso in chilogrammi.

  • t – coefficiente di testardaggine, maggiore o uguale a 1, che rappresenta la resistenza del cane a modificare una decisione già presa.

Queste variabili non agiscono in modo indipendente, ma si influenzano reciprocamente, producendo un comportamento complessivo non lineare.


4. L’assenza di pennuti come fattore destabilizzante 

Contrariamente a quanto suggerirebbe il buon senso umano, l’assenza di pennuti visibili non semplifica la passeggiata. Al contrario, essa agisce come un potente fattore destabilizzante.

Quando p = 0 (nessun pennuto osservabile), il cane non interpreta la situazione come “assenza di stimoli”, bensì come “stimoli da cercare”.

Questo innesca una modalità di esplorazione intensiva caratterizzata da:

  • aumento della velocità;

  • frequenti cambi di direzione;

  • andatura a zig-zag;

  • strattoni improvvisi sul guinzaglio;

  • incremento dell’attività di annusamento a vuoto.

    
Foto 2. Gruppo di pennuti in contesto urbano

Dal punto di vista dell’umano, la mancanza di eventi visibili produce frustrazione e un aumento del fattore fretta u_f. Dal punto di vista del cane, produce l’esatto contrario: maggiore attivazione.

Per modellare questo paradosso, si introduce un fattore di rischio effettivo legato ai pennuti, definito come:

r_eff = r · (1 + 1 / (p + 1))

dove:

  • r è il rischio base della passeggiata;

  • p è il numero di pennuti reali o presunti.

La formula mostra che, all’aumentare di p, il termine correttivo diminuisce. Viceversa, quando p tende a zero, il rischio aumenta. In altre parole: meno piccioni si vedono, più la passeggiata diventa pericolosa.


5. Il fattore guinzaglio: quando la fisica diventa clinica

Il guinzaglio viene spesso considerato un semplice strumento di controllo. In realtà, nel contesto della passeggiata con cani da caccia, esso si comporta come una leva meccanica in grado di amplificare le forze in gioco.

Un guinzaglio corto limita l’accelerazione del cane ma aumenta la frequenza degli strattoni. Un guinzaglio lungo riduce la frequenza apparente degli strattoni ma ne aumenta drasticamente l’intensità. In entrambi i casi, l’energia cinetica viene trasferita all’umano in modo impulsivo.

Il rischio associato al guinzaglio cresce in modo proporzionale alla sua lunghezza, ma con effetti clinici non lineari. Già un guinzaglio standard da 1,5 metri introduce un rischio significativo. Una lunghina da 10 metri porta il sistema oltre le soglie di sicurezza articolare umana.

Il fattore di rischio corretto per il guinzaglio viene definito come:

r_g = r · (1 + g / 1,5)

dove:

  • g è la lunghezza del guinzaglio in metri;

  • 1,5 rappresenta la lunghezza di riferimento del guinzaglio standard.

Questo termine spiega perché, aumentando la lunghezza del guinzaglio, aumentino in modo significativo il rischio di:

  • cadute accidentali;

  • fratture da torsione;

  • lussazioni, in particolare a carico delle spalle;

  • decolli.


6. Forza effettiva e formalizzazione matematica del modello

La forza esercitata dal cane durante la passeggiata non può essere ridotta al solo peso corporeo. Due cani di peso diverso possono produrre effetti meccanici comparabili o addirittura inversi, a seconda del loro temperamento e del livello di opposizione decisionale che mettono in atto.

Per questo motivo viene introdotto il concetto di forza effettiva, che tiene conto non solo della capacità fisica del cane, ma anche della sua testardaggine e della determinazione con cui mantiene una decisione una volta presa.

La forza effettiva viene definita come:

F_eff = F · w · t

dove:

  • F rappresenta la forza trainante intrinseca del cane;

  • w è il peso del cane in chilogrammi;

  • t è il coefficiente di testardaggine, maggiore o uguale a 1.

Questa definizione consente di spiegare perché cani relativamente leggeri ma estremamente testardi possano generare strattoni più pericolosi di cani più pesanti ma collaborativi.

La velocità media reale della passeggiata, intesa come avanzamento effettivo lungo il percorso, risulta allora essere funzione inversa dei fattori di disturbo e diretta della forza effettiva, modulata però dalla presenza dei pennuti e dal rischio associato al guinzaglio.

La formula generale del modello è:

v = (k · F_eff) / ((p + 1) · r_g · a · b · u_f)

Questa equazione mostra che, all’aumentare di:

  • numero di pennuti (p),

  • rischio da guinzaglio (r_g),

  • annusamento a vuoto (a),

  • baldanza olfattiva (b),

  • fretta umana (u_f),

la velocità media reale v tende a ridursi drasticamente, fino a diventare trascurabile rispetto alla durata complessiva della passeggiata.


7. Caso studio: Tito e Brina

Per validare il modello proposto, viene analizzato un caso di studio reale, relativo a una passeggiata di 500 metri condotta con due setter inglesi, Tito e Brina, in un contesto urbano-periurbano caratterizzato da elevata densità di pennuti.

Parametri generali del percorso

  • Lunghezza del percorso: 500 metri

  • Pennuti incontrati: 26 (reali o presunti)

  • Numero di cani: 2

  • Guinzaglio: standard (1,5 m), con tratti ipotetici a lunghina

  • Soste fisiologiche:

    • 2 soste da circa 35 secondi per cacca

    • 4 soste da circa 2,5 secondi per pipì


Tito

  • Peso: 27 kg
  • Temperamento: generalmente ragionevole

  • Coefficiente di testardaggine: t = 1,1

Tito presenta un comportamento oscillante tra entusiasmo esplorativo e bisogno di mantenere il contatto con l’umano. Durante la passeggiata tende a correre in avanti, per poi rientrare rapidamente quando percepisce un aumento della distanza o una perdita del riferimento umano.


Foto 3. Tito in punta di un'entità invisibile in un cespuglio

Risponde in modo intermittente alle ricompense alimentari: ne riconosce l’esistenza, le valuta brevemente e talvolta decide di ignorarle.

 Il suo ritorno non è quindi funzione diretta del premio, ma della distanza massima oltre la quale l’umano smette di essere un riferimento rassicurante.


Brina



  • Peso: 17 kg

  • Temperamento: estremamente testarda

  • Coefficiente di testardaggine: t = 1,8




Foto 4: Brina fissa qualcosa tra l'erba

Brina mostra un comportamento altamente determinato e indipendente. In presenza di stimoli olfattivi significativi entra in modalità di puntata, durante la quale ignora completamente il richiamo umano.

La ricompensa risulta inefficace: al momento in cui viene proposta, Brina è spesso già distante o immersa in una decisione non negoziabile. Quando lasciata libera, avanza verso direzioni inconoscibili e diventa recuperabile solo tramite l’ausilio di altri umani, lettura del numero sulla medaglietta o interventi coordinati in un’area circoscritta.

Interazione tra Tito e Brina

La presenza simultanea dei due cani introduce ulteriori complessità. Quando Brina si immobilizza in puntata, Tito tende ad aumentare la velocità per compensare la perdita di avanzamento, generando strattoni incrociati e aumento del carico meccanico sull’umano.

In assenza di pennuti, entrambi i cani intensificano l’andatura a zig-zag, ma con strategie diverse: Tito mantiene orbite di controllo attorno all’umano, mentre Brina procede in modo più lineare e deciso.

Effetti sul sistema umano

Durante la passeggiata, l’umano sperimenta:

  • aumento progressivo della fatica fisica;

  • incremento del carico cognitivo;

  • comparsa di indecisione etica cronica;

  • crescita del livello di disperazione in funzione della distanza percorsa e della carica residua del GPS.

La velocità percepita dell’umano tende a zero anche quando la velocità reale dei cani è elevata.


8. Discussione: l’etica del lasciare andare

La passeggiata con un cane da caccia pone l’umano di fronte a una scelta ricorrente e irrisolvibile: mantenere il controllo o concedere libertà. Entrambe le opzioni comportano un costo, ma di natura diversa.

Il controllo tramite guinzaglio riduce il rischio di fuga ma aumenta il rischio biomeccanico, concentrando sull’umano l’energia cinetica generata dal cane. La libertà, al contrario, riduce il rischio immediato di cadute e lussazioni, ma trasferisce l’intero carico del rischio sul piano psicologico e decisionale.

L’indecisione che ne deriva non è un errore di conduzione, ma una variabile strutturale del sistema. L’umano non dispone di informazioni sufficienti per prendere una decisione ottimale, perché il comportamento del cane non è completamente prevedibile e perché la valutazione del rischio cambia di momento in momento.

In questo senso, la passeggiata diventa un esercizio etico continuo, in cui ogni scelta è subottimale ma inevitabile.


Appendice A – Corollario etico-operativo: l’ipotesi del cane libero

Si consideri ora l’ipotesi alternativa, frequentemente formulata in condizioni di stanchezza avanzata o disperazione latente: lasciare liberi i cani.

In questa configurazione, il rischio fisico immediato tende a diminuire, mentre aumenta in modo significativo il carico cognitivo dell’umano. Il sistema evolve rapidamente da relazione diadica uomo–cane a evento collettivo.

Stato del sistema

  • Brina avanza spedita verso una direzione inconoscibile, guidata da una decisione interna non negoziabile. È sorda a ogni richiamo perché ha già scelto.

  • Tito corre in modo caotico, oscillando tra esuberanza pura e paura di perdere il contatto con l’umano. Il suo moto è caratterizzato da ampie orbite di ritorno e ripartenza.

  • Umano stazionario o semovente, con sguardo fisso sull’orizzonte e sulla percentuale residua di carica del GPS.

Variabili aggiuntive

  • du – grado di disperazione dell’umano

  • cgps – carica residua del GPS (0–100%)

  • Δ_B – vettore di allontanamento di Brina

  • Δ_T – ampiezza orbitale di Tito

  • rc – efficacia del richiamo vocale umano

La disperazione dell’umano cresce in modo inversamente proporzionale alla carica del GPS e direttamente proporzionale alla distanza visiva dai cani, secondo la relazione:

du = (|Δ_B| + |Δ_T|) / cgps

Con:

  • du → ∞ per cgps → 0

  • comparsa di sudorazione fredda già per  gps < 35%

In assenza di guinzaglio, la velocità percepita dell’umano tende a zero indipendentemente dalla velocità reale dei cani.


Figura 1 – Andamento del grado di disperazione umana in funzione della distanza percorsa durante la passeggiata con due setter inglesi.
La curva blu rappresenta Tito (ritorno possibile); la curva rossa rappresenta Brina (allontanamento irreversibile).


Appendice B – Lesioni, traumi e conseguenze cliniche

La passeggiata con cani da caccia presenta un profilo di rischio clinico spesso sottovalutato. L’aumento combinato di forza del cane, lunghezza del guinzaglio e imprevedibilità del comportamento incrementa in modo esponenziale la probabilità di eventi avversi.

Le conseguenze più frequenti includono:

  • cadute accidentali;

  • fratture da torsione;

  • lussazioni, in particolare della spalla;

  • microtraumi cumulativi da strattonamento ripetuto.

L’uso di lunghine superiori ai 5–10 metri porta il sistema oltre le soglie di sicurezza articolare umana, rendendo la passeggiata un’attività a medio-alto impatto sanitario.


9. Conclusioni

Una passeggiata di 500 metri con un setter inglese, in presenza di pennuti reali o immaginari, guinzaglio lungo, fretta umana moderata e olfatto canino pienamente operativo, può durare ore, non finire mai o terminare con una visita al pronto soccorso.

Il paradosso finale è evidente: gli stessi cani che all’esterno generano forze, strattoni, accelerazioni e dilemmi morali, in ambiente domestico si trasformano in tappeti pelosi tranquillissimi, specializzati nell’occupazione di letti e divani.

La passeggiata con un cane da caccia mette in scena un conflitto fondamentale tra controllo e libertà. L’umano tenta di imporre un ordine lineare a un sistema biologico progettato per l’esplorazione. Il cane, dal canto suo, non disobbedisce: semplicemente segue un ordine diverso.

Accettare questa asimmetria significa riconoscere i limiti del controllo, l’inevitabilità dell’incertezza e la necessità di un certo grado di umorismo esistenziale. In questo senso, la passeggiata non è solo un’attività quotidiana, ma una lezione pratica di filosofia applicata.



Bibliografia

  • Gordon, S. (2019). Dinamiche non lineari nella conduzione del cane da caccia.

  • Bones, F. (2021). Etica della libertà canina e rischio umano.

  • Runner, J. & Walker, A. (2018). Leash Length as a Risk Amplifier.

  • Anonimo. .Perché pensavi fosse solo una passeggiata.


Ringraziamenti

Questo articolo è frutto di osservazioni reali sul campo e di una collaborazione dichiarata con ChatGPT (OpenAI), utilizzato come strumento di supporto alla strutturazione del modello, alla formalizzazione matematica e alla rifinitura narrativa in forma di articolo scientifico. 

Le esperienze descritte sono autentiche; eventuali errori, cadute o traumi restano responsabilità esclusiva dell’autrice.